domenica, 08 marzo 2009

Si avvicinano le elezioni amministrative di giugno


IL CORAGGIO DEL PROSSIMO SINDACO


Ci risiamo: a giugno si terranno le elezioni comunali. Visto che in paese se ne bisbiglia tanto ma se ne parla apertamente poco, butto lì qualche idea/suggerimento... ben consapevole che le idee, per quanto buone, non sono mai automaticamente delle soluzioni.

Tutte le elezioni sono importanti. Ma quelle di giugno saranno fondamentali, perché il sindaco e la giunta che amministreranno Lu tra il 2009 e il 2013 dovranno gestire situazioni difficili che cascheranno a valanga dalla grande politica nazionale e internazionale a quella locale: il problema scolastico, l'associazionismo tra comuni, l'attuazione progressiva del federalismo, i vincoli di sostenibilità ambientale, la ridefinizione delle competenze provinciali, lo scenario globale sul quale si giocherà la sopravvivenza del locale... E tutto questo si svolgerà in una prospettiva di progressivo ridimensionamento dei contributi governativi, di una ridefinizione del welfare (in un comune sempre più vecchio...) e di un parallelo appesantimento delle competenze degli enti locali.

Problemi, questi, non teorici ma che toccheranno direttamente tutti coloro che abitano, lavorano, studiano, investono a Lu. E' ingenuo chi pensa che un sindaco di un paesino di 1200 abitanti possa opporsi alle correnti della Storia in cui siamo immersi. Ma è pericolosamente disfattista chi pensa che a livello locale un buon sindaco non possa cambiare la cronaca del paese. Le buone pratiche esistono: comuni molto meno dotati di Lu hanno fatto “inspiegabili” salti di qualità grazie a degli amministratori accorti o a qualche sindaco geniale. Amministratori che riescono a trovare opportunità (sempre invisibili... agli altri). Ci riescono non perché sono fortunati, ma perché sono preparati, studiano, bussano, sanno “creare comunità”. Sanno trasformare le idee in progetti operativi sfruttando bandi (europei, regionali, provinciali o proposti dalle Fondazioni bancarie) e le opportunità che riescono a crearsi. Sono amministratori che hanno il coraggio (per qualcuno l'avventatezza) di “sentirsi responsabili” del paese, di rappresentarlo alle riunioni e ai convegni (di non rado inutili) perché sanno che tra tante parole e tanti insignificanti incontri si nasconde l'occasione giusta.

A chi accetta la sfida, va il plauso per il coraggio, il grazie per il tempo e le risorse che offriranno al paese. Buona (che sia buona!) campagna elettorale.


Andrea Trisoglio

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mercoledì, 04 febbraio 2009
LUESE DELL'ANNO 2009

FRANCESCO TRISOGLIO
(fr. Enrico)



Domenica 25 gennaio, in occasione dei festeggiamenti in onore di San Valerio, patrono di Lu, il sindaco Ferruccio Mazzoglio ha dato la targa a Francesco Trisoglio come LUESE DELL'ANNO.





QUALCHE NOTIZIA SU FRANCESCO TRISOGLIO

Nasce a Lu nel 1922.  Sviluppa la sua vocazione religiosa tra i Fratelli delle Scuole Cristiane, congregazione fondata da S. Giovanni Battista de la Salle con l’intento di educare i giovani.
Nel 1953 si laurea in Lettere Classiche all’Università Cattolica di Milano. Dal 1971 al 1976 tiene la cattedra di Storia Bizantina all’Università degli Studi di Torino e dal 1976 al 1992 quella di Storia della Civiltà e della Tradizione Classica. Dal 1987 è responsabile della scuola di formazione socio-politica “A. De Gasperi” presso il Collegio San Giuseppe di Torino.

LO STUDIOSO

Professore molto stimato dai colleghi per il meticoloso approccio storico-filologico ai testi, e dagli stessi studenti per la carica di umanità trasmessa durante le lezioni. Autore di oltre un centinaio di studi sui classici greci e latini, sui Padri della Chiesa, su autori bizantini e rinascimentali, senza disdegnare profonde e illuminanti sortite tra autori moderni. Fondamentali i suoi studi sull’epistolario di Plinio il Giovane (editore UTET e Accademia della Scienze di Torino), sulla figura di S. Gregorio di Nazianzo e sul dramma sacro Christus Patiens. In considerazione della sua vasta e approfondita conoscenza delle opere dei classici latini, gli è stato chiesto di collaborare all’Enciclopedia Virgiliana e a quella Oraziana edite dalla Treccani.
Nella critica letteraria è soprattutto sensibile alle illuminazioni umane e ai significati artistici. I suoi studi sono animati dalla convinzione che la storia, e più ancora la letteratura che ne è la voce, sono messaggi che l’umanità del passato trasmette a quella del futuro, in un dialogo che è fonte di vita. E’ convinto che la conoscenza non può ridursi alla materialità delle nozioni e che la nozione resta sterile se non viene elevata ad una cultura che scorga, imposti e possibilmente risolva i problemi della vita.

L'IMPEGNO EXTRA UNIVERSITARIO

Seguendo gli insegnamenti del fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, San Giovanni Battista de La Salle, Fratel Enrico non ha trascurato il suo impegno di maestro e educatore, una missione di cui parla ad esempio nel volume “Insegnare è impegnativo e bello” ( Rivista Lasalliana, 2005), in cui dà suggerimenti didattici su come tenere lezioni nelle varie discipline indicate dai programmi ministeriali.
Ultimo, ma non meno importante, l’impegno civile di Fratel Enrico. Nel 1987 ha fondato a Torino la Scuola di Formazione Socio-politica A. De Gasperi: “E’ una scuola politica non partitica – precisa Fratel Enrico – non un’accademia di discussioni astratte, ma un luogo dove si riflette sull’uomo come persona e come cittadino, per sottrarlo a immotivate spinte verso l’insoddisfazione e la depressione e indurlo a una fattiva operosità per il bene comune”. L’hanno frequentata personaggi che hanno poi assunto importanti incarichi amministrativi o politici. Sono stati allievi, tra i tanti, il presidente del Consiglio Regionale Davide Gariglio, il deputato del Pd Marco Calgaro, il coordinatore regionale (ora sottosegretario nel goiverno Berlusconi) di Forza Italia Guido Crosetto.
Dotato di un instancabile attivismo, Fratel Enrico ha infine dato vita al gruppo del “Sicomoro” (indirizzato alla formazione nell’ambito dell’associazionismo cattolico) e alle lezioni “L’incontro con il capolavoro”, dedicato ai grandi della letteratura mondiale.

UN LUESE ATTENTO

E' più volte intervenuto nella vita del nostro paese in occasione degli scavi archeologici attorno alla Pieve di San Giovanni di Mediliano ed è fervente sostenitore delle attività dell'Associazione Culturale San Giacomo e del giornale Al paid d'Lu.



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martedì, 17 giugno 2008
UNA GRANDE FESTA PER FRATEL ENRICO (FRANCESCO TRISOGLIO)

Lo scorso 15 maggio, il Collegio San Giuseppe di Torino, in occasione del suo 133/o anniversario, ha festeggiato uno dei più importanti esponenti della cultura torinese, Fratel Enrico, Francesco Trisoglio, autore di 129 pubblicazioni sui classici greci e latini, sui Padri della Chiesa, su autori bizantini e rinascimentali. Ma anche un uomo e un religioso impegnato sul piano civile come fondatore e animatore della Scuola di Formazione Socio-politica A. De Gasperi. L’omaggio a Fratel Enrico si è tenuto lo scorso 15 maggio alla presenza di autorità cittadine, del mondo accademico, di ex allievi e allievi e dei rappresentanti della sua Congregazione, quella dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Tra gli altri erano presenti il Presidente della Regione, Dott.ssa Mercedes Bresso, di Sua Eminenza il Cardinale Severino Poletto, il presidente della Provincia di Torino Saitta, l'Assessore Borgione in rappresentanza del sindaco, l'Assessore regionale all'Istruzione Pentenero, il prefetto Padoin.


Le opere

Laureato all’Università Cattolica di Milano in Lettere classiche, Fratel Enrico giunse al Collegio San Giuseppe come insegnante nel 1953 e iniziò anche la carriera universitaria come assistente del cardinale Michele Pellegrino, allora Ordinario di Letteratura cristiana antica all’Università di Torino.

Fu nominato professore incaricato nell’anno accademico 1971-1972 e per 5 anni tenne la cattedra di Storia bizantina alla Facoltà d Lettere. Nel ‘76-‘77 gli fu affidata la cattedra di Storia della civiltà e della tradizione classica.

Ha curato, fra l’altro, la traduzione dell’intera produzione epistolografica e oratoria di Plinio il Giovane per la Utet e una monografia dello stesso Plinio edita dall’Accademia delle Scienze di Torino.

In considerazione della sua vasta e approfondita conoscenza delle opere dei classici latini, gli è stato chiesto di collaborare all’Enciclopedia Virgiliana e a quella Oraziana edite dalla Treccani.

Ma è nei classici della letteratura cristiana che Fratel Enrico eccelle per cultura e profondità, da Clemente Alessandrino a San Cipriano, da Sant’Ambrogio a San Girolamo, da San Giovanni Crisostomo a Sant’Agostino, da San Massimo, primo vescovo di Torino, a Isidoro di Siviglia e a San Gregorio di Nazianzo, teologo greco, poeta e asceta.


L'impegno extra universitario

Seguendo gli insegnamenti del fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, San Giovanni Battista de La Salle, Fratel Enrico non ha trascurato il suo impegno di maestro e educatore, una missione di cui parla ad esempio nel volume “Insegnare è impegnativo e bello” ( Rivista Lasalliana, 2005), in cui dà suggerimenti didattici su come tenere lezioni nelle varie discipline indicate dai programmi ministeriali.

Ultimo, ma non meno importante, l’impegno civile di Fratel Enrico. Quasi in contemporanea con l’iniziativa dei Gesuiti padre Sorge e padre Pintacuda, gli ispiratori della cosiddetta “primavera palermitana”, ha fondato a Torino (1987) la Scuola di Formazione Socio-politica A. De Gasperi: “E’ una scuola politica non partitica – precisa Fratel Enrico – non un’accademia di discussioni astratte, ma un luogo dove si riflette sull’uomo come persona e come cittadino, per sottrarlo a immotivate spinte verso l’insoddisfazione e la depressione e indurlo a una fattiva operosità per il bene comune”. L’hanno frequentata personaggi che hanno poi assunto importanti incarichi amministrativi o politici. Sono stati allievi, tra i tanti, il presidente del Consiglio Regionale Davide Gariglio, il deputato del Pd Marco Calgaro, il coordinatore regionale di Forza Italia Guido Crosetto.

Dotato di un instancabile attivismo, Fratel Enrico ha infine dato vita al gruppo del “Sicomoro” (indirizzato alla formazione nell’ambito dell’associazionismo cattolico) e alle lezioni “L’incontro con il capolavoro”, dedicato ai grandi della letteratura mondiale.

 

L'incontro è stato messo in risalto anche nell'edizione torinese de LA STAMPA  del 16 maggio 2008 ("Fratel Enrico, una vita fra Plinio e la politica" di Maria Teresa Martinengo)


La testimonianza di Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte

Il fatto che la festa di oggi renda omaggio a Francesco Trisoglio, conosciuto come Fratel Enrico, suggerisce inoltre che il senso di questa giornata vuole essere quello di condividere l’opinione che la scuola, fra tutti, è il principale veicolo per imparare l’arte del confronto fra le idee, grazie alla quale è possibile la formazione dell’individuo, come persona e come cittadino.

L’aver fondato a Torino la Scuola di Formazione Socio-Politica sta appunto a significare l’intento di Francesco Trisoglio di muovere dalla dialettica e dalla conoscenza dei grandi aspetti della vita politica – già a partire dagli insegnamenti dei classici greci e latini – per giungere alla formazione concreta di cittadini in grado di assumere, con le proprie idee, dei forti e tangibili impegni sociali. Permettetemi, pertanto, di concludere con una semplice metafora che so essere stata usata anche in alcuni scritti di Francesco Trisoglio, secondo cui il presente (e con esso la forza delle idee che lo incarnano) è associabile ai rami fioriti di una pianta la cui vita è resa possibile grazie alle sue radici, che altro non sono che il passato che ci accomuna.


La testimonianza di Elena Cappellano (tratta da IL MONFERRATO)


Lui probabilmente non si ricorda molto di me, ma io ho l’impressione di conoscerlo da sempre. A ottantaquattro anni , gli è rimasta una lieve inflessione casalese – monferrina nella parlata, che continua ad avere intelligente e vivacissima. Parlo di Fratel Enrico, al secolo Francesco Trisoglio, che ieri è stato festeggiato all’Istituto San Giuseppe, una delle scuole più prestigiose di Torino, dove ha insegnato latino e greco a tante generazioni di alunni. E’ questo il settore della vita di lui che sento più vicino al mio lungo lavoro al Liceo D’Azeglio. Per quanti anni i suoi allievi sono venuti a riprendere e a ripassare a casa mia le sue spiegazioni, le sue traduzioni dal latino o dal greco. Attraverso quelle lezioni io potevo apprezzare il rigore, la precisione, l’intelligenza del suo lavoro didattico, tanto che le materie che insegnava lui, certo da sempre definite “caratterizzanti” per il Liceo Classico, erano da tutti gli allievi considerate le più importanti e quelle in cui si dovevano impegnare al massimo”.


Tratto dall'invito ufficiale alla festa (testo di Fratel Remo L. Guidi)

In occasione della festa di San Giovanni Battista de La Salle, il Collegio S. Giuseppe rende omaggio a fratel Enrico (alias prof. Francesco Trisoglio, religioso, ideatore e instancabile promotore della Scuola di Formazione Socio-politica A. De Gasperi, educatore, studioso, uomo di tale smalto nella scienza e nell’insegnamento da non richiedere altro per presentarlo.

La manifestazione nasce non perché gli innumerevoli discepoli, amici ed estimatori del dotto Fratello ritengano di poter aggiungere qualcosa al suo prestigioso palmarès, ma per chiedere a tutti una riflessione sui valori, mai inflazionabili, dello studio ad alto gradiente e delle prospettive ricche di fascino offerte dalla scuola a chiunque sia in grado di coglierne il significato e difenderne i simboli.

Sulle cattedre del Collegio e dell’Università fratel Enrico ha operato con analogo rigore e con non diversa sensibilità morale, evidenziando, nel rapporto con i giovani, invidiabili attitudini all’ ascolto e rassicurante perizia di studioso, evitando, dunque, che il sapere inaridisse il sentimento, o le emozioni offuscassero la limpidità del giudizio.

Allo stuolo dovizioso dei grandi maestri che nelle epoche passate dettero lustro al Collegio, imponendone l’immagine a una Città esigente e aristocratica, oggi si affianca quella di Fratel Enrico, il cui sigillo è impresso sì nel campo della patristica e della didattica, della spiritualità e del classicismo, ma lo è soprattutto nella memoria di quanti hanno avuto e hanno il privilegio di ascoltarne il magistero”.

 


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lunedì, 12 febbraio 2007

Il luese dell'anno


IL LUESE CON LA MITRA, DOM VALERIO CATTANA



"Uno dei fiori all’occhiello della nostra comunità parrocchiale" così parlava di lui don Verri nel 1989. Quel fiore all'occhiello è un abate vestito di bianco, che porta fieramente (ricordo uno sua predica in occasione dei festeggiamenti di San Valerio all'inizio degli anni '90) il nome del suo patrono. Una persona colta che riesce a ad allacciare i grandi del pensiero monastico ai fatti della cronaca quotidiana... ed è per questo "esperto di umanità". Una persona che sa commuoversi e sa commuovere l'uditorio ricordando ad esempio l'incontro con il papà di un suo amico che perse la vita sotto un trattore (chi era presente all'ultimo convegno delle vocazioni luesi se lo ricorderà).

Il luese dell'anno è dom (non è un errore: dom è la forma latineggiante tipicamente usata per i monaci benedettini e cistercensi) Valerio Luciano Cattana.

Quella di abate è una carica importante e gravosa: l'abate nell'ordine benedettino è il superiore a cui sono conferite la missione e l'autorità di regolare le attività spirituali e materiale dei monaci. Sul numero di febbraio del 1989 di questo giornale don Angelo Verri ha raccontato nei particolari la celebrazione di insediamento di dom Cattana. Tra l'altro racconta: "Un nostro compaesano... con un certa soggezione davanti a quella sacrale e solenne figura di Pastore buono, ebbe un sussulto di paesana e composta spregiudicatezza e curvandosi nell'abbraccio gli sussurrò all'orecchio: «Am smiia d'basà San Valé!» e ne ebbe un commosso e fugace sorriso di risposta".

Il riconoscimento come "luese dell'anno" è il secondo riconoscimento ufficiale che dom Valerio riceve dai luesi. Infatti, nel 1989, per festeggiare il nuovo Abate, don Mario Meda gli consegnò una preziosa "mitra" disegnata da don Angelo Verri ed eseguita dalla famosa “Scuola Beato Angelico” di Milano. Ricordo che don Mario e don Verri volevano regalargli... qualcosa di Lu. Testardi, come lo sono solo i luesi in certe occasioni, pensarono alla "mitra". Non una mitra come le altre, già confezionata in serie con criteri commerciali. Pensarono a una mitra personalizzata: con lo stemma di Lu, con gli acini di uva e il grano. Fu un gesto bello per sottolineare la vicinanza della comunità luese al nuovo abate (la "costruzione" della mitra è stata succosamente descritta da don Verri su al pais d'Lu di luglio/agosto 1989; sul numero di settembre dello stesso anno è stata pubblicata un'insuperabile cronaca dialettale, da antologia, di don Verri intitolata "La lisenda di dui Valé"). Pur da lontano, dom Valerio è sempre vicino al suo paese: sempre presente ai convegni vocazionali, sempre attento lettore delle pubblicazioni dell'Associazione Culturale "San Giacomo", sempre curioso di quello che capita al suo paese natio. Qualche anno fa visitai l'abbazia di Fiastra, in provincia di Macerata, presi a caso un libro appoggiato su tavolo, tra molti altri. Era un libro sulla regola di San Benedetto. Rimasi stupito: l'introduzione era stata scritta da Dom Valerio Cattana, un luese... in trasferta: uno dei tanti luesi che si fanno onore sulle strade del mondo.


Andrea Trisoglio



Scheda biografica


All'età di undici anni Valerio Luciano Cattana inizia gli studi presso i padri Benedettini di Monte Oliveto. Li completerà nella Facoltà Teologica di Venegono e alla Scuola di Paleografia dell’Archivio di Stato di Milano. Vive la sua vocazione monastica nell’Abbazia di S. Benedetto di Seregno, alle porte di Milano, dove ha ricoperto per alcuni anni la carica di priore ed è stato poi benedetto abate il 14 gennaio 1989. Dal 1999 fa parte di una commissione internazionale per la revisione delle Costituzioni monastiche della Congregazione benedettina di Monte Oliveto.

Tra i suoi interessi culturali e di studioso rientrano, in particolar modo, la storia del monachesimo e le istituzioni monastiche. E' autore di numerose ricerche sulla storia e spiritualità benedettina, dal 1991 ha fondato e dirige la collana «Orizzonti monastici» edita dall’abbazia di Seregno. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo quella edita nel 1999 da Mondadori: "Le preghiere più belle del mondo".


Alcune sue parole:


Un Europa cristiana. "In Europa è sempre valso e vale tuttora il principio dell'Ora et Labora, della preghiera e del lavoro che, uniti alla contemplazione, sono sempre stati il motore trainante della crescita umana e spirituale del vecchio Continente".


Ogni essere umano prega. "Mi sono fatto la convinzione che, in qualche modo, ogni essere umano prega. E, del resto, come non essere colpiti dal giocatore che si segna frettolosamente prima di un'impresa calcistica o da una piazza San Pietro stracolma, dalle folle musulmane, prosternate a terra, dagli ebrei osservanti che pregano di fronte al muro del Tempio o dai seguaci di Buddha intenti a rituali di concentrazione tra volute d'incenso?"


Lo Spirito soffia dove vuole. "Io ho imparato una grande lezione, non teorica, ma come presa di coscienza profonda, quella che ti afferra dentro e ti cambia. Ho toccato con mano la gratuità della Storia della Salvezza, che tutto è iniziativa gratuita dello Spirito che soffia dove vuole, che il Signore Risorto è il motore della storia, che la storia dell’uomo è radicalmente nelle mani di Dio, nonostante il continuo tentativo dell’uomo autosufficiente che pensa di poter far a meno di Dio per salvarsi. Veramente, tutto è grazia come ci ricordava Bernanos in quel suo intramontabile romanzo! E allora subentra in me una grande serenità e non la psicosi del capolinea!"


Ideologia e valori. "Le ideologie, le strutture, le economie nascono e muoiono: nel nostro arco pur limitato di vita lo abbiamo verificato più volte. I valori dello spirito si possono momentaneamente eclissare ma non possono per loro natura esser vanificati per sempre".


Rituffarci nel nostro paese. "Questo nostro rituffarci periodico nella nostra terra di origine ci aiuta a riscoprire i tratti del nostro carattere, dei nostri valori, delle nostre tradizioni dentro i quali accoglieremo l’opera dello Spirito, lasceremo lavorare la Grazia. Se sapremo “ascoltare” la voce della terra e dell’uomo riscopriremo una infinità di valori di cui fare tesoro.


La vita è bella! "Durante un incontro a Lu con i compagni di leva, alla fine del pranzo si è affacciato un uomo dai tratti del viso bruciati dal sole (uno dei nostri!), sereno in volto, nell’atteggiamento di chi vuol salutare. Era il papà di un nostro compagno da pochissimo morto schiacciato dal trattore. E sapete cosa ci ha detto: “Fieuij, la vita a l’è bela!”. Mi ritorna, come allora (e ogni volta che ci ripenso) un nodo alla gola.".




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martedì, 12 dicembre 2006

Don Angelo Verri, sacerdote e artista

Don Angelo Verri: sacerdote, pittore e architetto. Ma non solo: lingua schietta, penna vivace, artistica visione della vita e vena polemica. Difficile trovare tra i personaggi luesi una persona così complessa: i colori dei suoi quadri riflettono le variegate sensibilità del suo animo. Come molti luesi aveva i lineamenti duri, il volto cotto dal sole e le rughe tipiche della tradizione contadina. Ma come molti luesi dietro i lineamenti duri si scorgeva la vena sentimentale, la capacità di commuoversi. Bazzicando per la storia locale, non si può fare a meno di incontrare don Verri. Nell'aprile 1945 mediò tra SS e partigiani, riuscendo a ottenere la contemporanea liberazione di alcuni prigionieri nazisti e di diversi ostaggi italiani.

Lo ricordo ricordo sulla Twingo dal colore sgargiante... arzillo, vivace, moderno. Lo ricordo, una domenica mattina, brandire una copia della bozza di giornale come fosse una spada sguainata, guardare dritto di fronte a sé la sua vittima (povero Lorenzo!) e sbraitare per "una mitra" (quella dell'abate Cattana) che nel titolo di un suo articolo si era trasformata in "mitra". Lo ricordo, sorriso sulle labbra, pronunciare una delle sue frasi ricorrenti, passati gli ottanta: "sto scandalosamente bene". Lo ricordo prendersela per un azzardato allestimento natalizio (un grosso cuore posto attorno all'altare maggiore di Santa Maria) contro cui si scontrò nel momento solenne dell'Elevazione. Ricordo le sue prediche, irte di passaggi teologici ostici, di parole da cercare sul dizionario.

In questa pagina del  sito dell'Associazione Culturale San Giacomo è possibile leggere molti articoli di don Verri pubblicati sul mensile "al pais d'Lu".

Raccogliamo qui di seguito le testimonianze di alcune persone che lo hanno incontrato: Angela Biedermann, Corrado Camandone.

Aggiungiamo anche un suo scritto contro lo scempio del Ponteradio situato nel centro storico di Lu e una foto d'archivio che lo ritrae assieme a Piero Bargellini durante il Giubileo del 1950.

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martedì, 08 agosto 2006
LA QUESTIONE CAVA

Solo parlando si può essere ascoltati,
tacendo si rischia solo il malcontento e l'equivoco.

Si riaprirà la cava di Morlantino? Questo è la domanda che i luesi (almeno quelli informati) si stanno facendo in questi mesi. I meno consapevoli della vicenda, non si pongono alcun problema...
C'è infatti la possibilità che il Gruppo Grigolin (che ha uno stabilmento a Bosco Marengo)
riattivi la cava di cemento che si trova in Regione Morlantino. Le cave, come è risaputo, comportano modificazioni del territorio: incidono sia a livello morfologico che ambientale (disboscamenti e interferenze geologiche, modifica dei livelli naturali del terreno cambiamento dello skyline, modificazioni microambientali della flora e della fauna, aumento del traffico pesante, danni ambientali in generale, ecc.). Di solito le aree interessate dallo scavo presentano un paesaggio profondamento alterato: grigie colline, enormi cavità, scarsa vegetazione, macchinari/capannoni/impianti per l'estrazione. Le problematiche interessate a tale attività sono di natura idrogeologica (soprattutto la franosità della collina), l'inquinamento acustico, la concentrazioni delle polveri, il traffico. L'apertura della cava si ripercuoterà sul valore dei terreni interessati (che aumenterà), sul valore delle case del centro abitato (destinato, in assenza di altre variabili, a diminuire), sulle possibilità per l'Amministrazione Comunale di avere  entrate finanziarie (non ancora quantificabili), sulla possibilità per alcuni luesi di avere incarichi di lavoro, sulla salubrità dell'aria, sulla morfologia della collina e quindi sul panorama luese, sul traffico stradale.
E' quindi doveroso valutare con attenzione gli effetti positivi e negativi della proposta fatta dal Gruppo Grigolin... che per ora non si conosce.
Per ora, almeno a livello ufficiale, non si conoscono i termini esatti della possibile riattivazione, né gli eventuali finanziamenti. Disturba comunque il fatto che per una vicenda così importante non sia stata riunita la COMMISSIONE SVILUPPO creata dal Comune (che dovrebbe riunirsi con cadenza mensile). Disturba che mentre la voce in paese circolava da fine 2005 (con carotaggi avvenuto a gennaio e verifica di disponibilità a vendere i terreni attigui alla cava), tutta la vicenda sia stata tenuta sotto silenzio fino all'articolo di Christian Isola apparso sul mensile locale, al pais d'Lu, di giugno 2006 (quando sul numero di maggio il vicesindaco parlava di ipotesi di riattivazione, ma solo a esplicita richiesta del direttore).
Ed è fondamentale, prima di parlare di eventuali incontri pubblici o di referendum, che venga messa NERO SU BIANCO, PER ISCRITTO e PROTOCOLLATA la proposta che il "Gruppo Grigolin" intende fare, con gli studi preliminari eseguiti (idrogeologici, vento...), l'indicazione della quantità di materiale che verrà esportato (ipotesi di traffico), la tempistica, le attività svolte in loco e le modalità attuate a salvaguardia della salute degli abitanti. L'Amministrazione Comunale dovrà verificare ogni clausola del contratto con un perito di fiducia e incaricare un ente esterno di monitorare con continuità gli effetti che l'apertura e la gestione della cava provocheranno (soprattutto polveri, rumori e franosità).
Solo quando sarà presentato tutto questo materiale e sarà fatto visionare da esperti, si potrà entrare nel merito del problema anche pubblicamente.
In ogni casa la scelta di aprire o meno la cava deve essere strettamente legata ad un discorso di sviluppo territoriale che l'amministrazione intende portare avanti. In particolare si dovrà roflettere sull'eventuale risvolto dell'apertura della cava rispetto allo sbandierato "sviluppo turistico" e alle "produzioni di qualità". E si dovrà verificare l'eventualità che la riapertura della cava possa mettere a rischio la certificazione europea EMAS (sempre più necessaria per attivare concrete politche di sviluppo terriotriale e per accedere ai finanziamenti previsti da bandi europei e regionali).
L'apertura della cava sicuramente avrà conseguenze dirette (incresciose!)  sull'attività dell'Azienda Agricola Casalone, che ha denominato un vino con il nome "Bricco Morlantino".



PROBLEMATICHE LEGATE ALLE CAVE




Alcuni esempi di problematiche create dalla cave (le sottolineature sono mie):
- a CIVIDALE DEL FRIULI  
: "Cittadinanza preoccupata per la crescente deturpazione dell’ambiente, amministratori ancora alle prese con normative poco chiare, produttori di pietra piasentina allarmati per il timore che vengano negate richieste di nuove concessioni estrattive. Le cave continuano a far parlare di sè, tra la gente, gli amministratori comunali (...)  tra le preoccupazioni di sempre e le nuove tecniche promozional-culturali escogitate per pubblicizzare il «prodotto pietra», oscurando il disagio e i danni ambientali arrecati dalle attività estrattive. (...) Si sono tenuti due vertici a porte chiuse per affrontare, finalmente a livello sovracomunale, i problemi sentiti da popolazione, imprenditori del settore ed amministrazioni locali. Coinvolte anche le associazioni di categoria, per un confronto sui disagi legati alla viabilità ed all’impatto ambientale delle cave, sugli aspetti carenti della legislazione in materia e sul ruolo degli enti locali nella pianificazione e nella gestione dei siti estrattivi, sempre più osteggiati dalla popolazione. Nel corso delle riunioni è stato espresso l’auspicio che le amministrazioni siano maggiormente coinvolte nella programmazione delle attività estrattive, e con un ritorno economico sul proprio territorio. I sindaci, soprattutto, si sono trovati al centro della questione: portavoce, da una parte delle lamentele della cittadinanza, promotori, dall’altra, di iniziative volte ad alzare la posta in gioco, della serie «ben vengano le cave ma a fronte di un compenso più elevato per i comuni». Da più parti si sostiene che lo sviluppo economico portato dalla coltura delle cave non può essere fermato, che mettere i bastoni tra le ruote ai produttori vuol dire far scappare i giovani dal territorio. Peccato però che nei comuni di San Pietro al Natisone e San Leonardo, i più segnati dalle attività estrattive e dai disagi connessi, non ci sia neanche un’azienda di trasformazione della pietra che dia lavoro a giovani o meno giovani locali. Vanno e vengono invece i camion, rimangono le ferite sempre più profonde nelle montagne e i timori che lo sfruttamento del suolo, protratto ai ritmi odierni, porti con sè ulteriori dissesti idrogeologici. Il Comitato Foran di Landri per la tutela del territori di Faedis in occasione dello spettacolo «Storie di lavoro» tenutosi a Tarpezzo ha distribuito un comunicato con l’intento di rendere partecipi artisti, coordinamento del festival ed il pubblico della situazione del territorio, e delle pesanti conseguenze portate dalle attività estrattive nella zone di Case Peč presso Valle di Faedis (...) chiarendo che «molteplici sono le conseguenze di ciò: dissesto dei manti stradali e delle condotte pubbliche di acquedotto situate sotto i manti stessi, acqua giallastra che spesso fuoriesce dai rubinetti delle case, caduta di parti di intonaci allo scoppio delle mine e abbassamento del valore immobiliare lungo le assi stradali adoperate per il via vai dei camion, come ad esempio nell’abitato di Canal di Grivò».
- a PILCANTE (Trento): "Le cave a Pilcante rappresentano, da quarant’anni a questa parte, un’attività produttiva che pur essendo necessaria alla ‘nostra società’, al ‘nostro modo di vivere’, comporta una serie di effetti (i famosi effetti collaterali) piuttosto problematici e pesanti. Questi effetti stanno diventando sempre più evidenti mano a mano che andiamo avanti e la superficie interessata, la velocità di scavo, e gli interessi economici connessi a tale attività, aumentano. Infatti oltre al degrado, alla distruzione ambientale e paesaggistica, allo sfruttamento di una materia prima non rinnovabile, le pratiche di escavazione comportano conseguenze ‘secondarie’ come: il traffico pesante sulle strade, l’inquinamento dell’aria, l’innalzarsi di polveri, la creazione di discariche per i nostri rifiuti ecc. Il tutto a beneficio della qualità della nostra vita e della nostra salute e in attesa di un ripristino che sembra non volersi realizzare e dovremmo attendere ancora per anni…".
- a SCARENNA (frazione di ASSO)
- a MUROS (SS)

COME VIENE PERCEPITO IL PROBLEMA CAVE.
In un documento realizzato dalla Provincia di Treviso è stato verificata la percezione nella popolazione della provincia su alcune criticità ambientali (qui potete scaricare il documento in pdf). Dall'analisi fatta risulta che c'è un'alta percezione  da parte dei cittadini del problema cave: i due terzi dei residenti vivono la presenza della cava come un problema, il 63% degli intervistati si dichiara preoccupato per le conseguenze della cave sulla qualità e sulla mo del territorio. Appaiono meno preoccupati gli anziani e i residenti nei piccoli comuni.


IL DOPO CAVA.
Qual è il futuro che si intende dare al paese? Non è una domanda retorica, ma una domanda concreta che dovrebbeo sempre porsi gli amministratori. E dovrebbero porsi sopratutto di fronte a impegni così rilevanti come la riapertura di una cava. Solo rispondedo a questa domanda, cioé scommettendo su un certo tipo di sviluppo, l'Amministrazione Comunale potrà essere protagonista della vicenda nelle azioni di  ricupero ambientale, attraverso un'adeguato utilizzo dello strumento urbanistico, prevedendo possibilmente il riuso (e non solo la salvaguardia) dei siti dismessi.

Infatti il dopo cava deve già essere impostato in coerenza con lo sviluppo territoriale (e quindi le politiche di svilupoo territoriale) che la comunità vuole darsi. 
Le esperienze in materia sono molteplici in diversi Paesi europei. Al di là della destinazione finale del sito, l'aspetto più interessante maggiormente riscontrato nelle esperienze di recupero è dato dal binomio pubblico-privato, sia per le fasi del recupero e sia per la gestione del sito rigenerato. Il più delle volte si tende a preferire la scelta del parco naturale, del parco tematico e del parco sportivo-ricreativo, mentre risultano pochi gli esempi di riutilizzo diversi dai precedenti. I problemi legati a tal tipo di inquinamento possono essere problemi di stabilità dei versanti quindi erosione superficiale e percolazione di sostanze con possibile accesso di queste ultime nelle falde acquifere problemi questi di interesse geologico ai quali si affiancano problemi di tipo ecologico come la perdita di habitats e conseguente perdita di stabilità dell'intero sistema. Inoltre le cave interrompono le continuità vegetazionali e asportando strati di roccia hanno influenza negativa anche dal punto di vista idrologico ed idrogeologico. E' molto importante quindi chiarire che il progetto di un eventuale recupero non può tendere ad un ristabilimento delle condizioni iniziali, ma può aiutare il processo di riconsolidamento degli equilibri inziali con conseguente lento recupero del sistema.

Due immagini delle cave in Val Lemme, fatte chiudere dal Consiglio di Stato e messe in mora dalla Unione Europea:

    






PER CONOSCERE MEGLIO IL GRUPPO GRIGOLIN



Su internet si trovano alcune notizie relative all'attività del Gruppo Grigolin e del responsabile Maurizio Grigolin. Tali notizie dovrebbero quanto meno rendere prudenti i luesi nel valutare la vicenda. Se è aupicabile che interventi così invasivi sul territorio vengano affrontati sempre con molto cautela e con PROPOSTE SCRITTE, è assolutamente necessario avere ulteriori chiarimenti a proposito del gruppo con cui si programma un'attività pluriennale! Naturalmente le notizie sotto riportate evidenziano solo gli aspetti oscuri dell'operato del Gruppo. Quelli positivi sono visibili sul sito del Gruppo Grigolin, al quale rimando.

Bazzicando su internet:

- sul CORRIERE DELLA SERA del 10 marzo 2006 trovo scritto che: "Il gruppo Grigolin, ed in particolare Maurizio Grigolin... è stato inquisito per corruzione, in compagnia del sottosegretario alle infrastrutture Silvano Moffa". Il Tribunale di Velletri ha disposto il "divieto di dimora"  a Colleferro a Maurizio Grigolin, con estensione del provvedimento a tutti gli stabilimenti del gruppo in Italia. Secondo l'accusa, il Gruppo Grigolin avrebbe versato poco meno di 2 miliardi e 900 milioni di vecchie lire all'ex sindaco Silvano Moffa (sottosegretario alle infrastrutture e condidato alla Camera dei Deputati), tramite la società Sloi, per ottenere il rilascio di autorizzazione concesse in assenza dei necessari presupposti. Qui potete la replica del Gruppo Gregolin pubblicato sul GAZZETTINO ON LINE DI TREVISO dell'11 marzo 2006 e un articolo di giornale comparso su CRONACHE CITTADINE  del 12 marzo (in pdf). Sullo stesso giornale (30 marzo) si legge che il Tribunale del Riesame ha poi annullato le misure coercitive e che gli stabilimenti di Gregolin sono stati riaperti (31 marzo). Le indagini continuano.

- su LA TRIBUNA DI TREVISO del 13 dicembre 2002 , è apparso un articolo intitolato "Sotto la ghiaia spuntano le tangenti", nel sottotitolo si legge: "
Funzionario regionale e 4 cavatori inquisiti con l'accusa di corruzione". Tra gli indagati c'è Roberto Grigolin, amministratore del Gruppo Grigolin spa. La stessa vicenda viene raccontata sul sito del COMITATO INTERCOMUNALE PER LA DIFESA DEL PIAVE. Se ne parla anche sul sito della Lega per l'abolizione della caccia.

- a Raveo, in Friuli Venezia Giulia, si è attivata una vera e propria querelle tra l'Amministrazione Comunale e il Gruppo Grigolin. Qui trovate l'intera documentazione. Ma sulla vicenda si possono leggere anche: l'accorata lettera che il sindaco di Raveo, Daniele Arlis, ha pubblicato su IL NUOVO FRIULI intitolata "Cava Grigolin, la nostra sopportazione è al limite",  la notizia data da IL GAZZETTINO del 26 febbraio 2005.
Nel documento pubblicato da CONVERGENZA PER IL FRIULI, in cui si legge, fra l'altro, "come non rabbrividire, infine, apprendendo delle numerose pendenze giudiziarie del Gruppo Grigolin per ipotesi di reato che vanno dalla corruzione a una vasta serie di reati ambientali tra cui lo smaltimento abusivo di rifiuti, il dissesto idrogeologico, il danneggiamento ambientale ed il sabotaggio di opere militari. Notizie come queste che rendono davvero molto diffidenti e vanno a rafforzare ogni prospettiva nefasta che converge a spiegarci l’operato di chi sostiene un progetto che in sé, per la parte ufficiale, non prospetta guadagni tali da essere perseguito con tanto accanimento". Sul GAZZETTINO del 4 agosto 2006, a seguito della Valutazione Ambientale favorevole alla riapertura della casa, leggiamo la "ribellione" del sindaco di Raveo: «È scandaloso che siano stati completamente ignorati e disattesi i pareri tecnici negativi espressi da Comune, Provincia, Ispettorato forestale e privati proprietari, ma anche tutte le riserve degli altri soggetti interessati.  La definirei una vera e propria imboscata di Ferragosto (...). Ci troviamo di fronte all'ennesimo esempio di come le decisioni riguardanti la nostra terra vengano prese altrove, senza tenere in considerazione le proposte dei residenti, espresse attraverso comitati, manifestazioni e numerose delibere della Comunità montana e dei comuni interessati. È ora che si smetta di considerare la Carnia terra di scorribande da parte degli avventurieri di turno, pronti a predicare progresso per il carnico, l'unico poi a ritrovarsi con un pugno di mosche in man

- Anche a CERVIGNANO, l'amministrazione comunale, divisa su altri temi, è compatto contro l'apertura di un cementificio del Gruppo Grigolin. Ne dà notizia IL GAZZETTINO del 6 agosto 2006.

- Altra significativa vicenda è quella del cementificio (non cava!) di TORVISCOVA. Leggiamo una parte dell'articolo pubblicato su IL GAZZETTINO del 27 luglio 2006: "
Il cementificio del gruppo Grigolin divarica la già ampia spaccatura tra minoranza consiliare e giunta a Torviscosa. Alle preoccupazioni del consigliere ambientalista Mareno Settimo che annuncia una riunione pubblica, venerdì a Malisana, per valutare l'impatto ambientale del nuovo impianto sul territorio, si aggiungono le proteste del gruppo consiliare Il Mio Paese, che accusa il primo cittadino Roberto Duz di mancanza di dialogo e trasparenza per aver tenuto nascosto il progetto: «Otto mesi fa - spiegano Rosano Taverna e Enrico Passaro - alla richiesta di chiarimenti sull'iniziativa di un soggetto privato che intendeva costruire a Torviscosa un cementificio, il sindaco, nel corso di un Consiglio comunale, non ha voluto fornire nessun dato in merito al possibile progetto, negando, di fatto, l'esistenza dello stesso, anche se qualche mese prima, insieme con pochi intimi, era volato di nascosto in Svizzera per sondarne la fattibilità». In quella seduta consiliare, ci furono ripetute richieste della minoranza che voleva capire, anche attraverso la creazione di un'apposita commissione, i vantaggi o gli svantaggi che tale opera avrebbe portato a Torviscosa.". 
Ma a Torviscosa l'agosto 2006 è stato un agosto molto caldo, con le prese di posizione di varie amministrazioni comunali contro il progetto del Gruppo Grigolin, come dimostrano ampiamente gli articoli pubblicati dal MESSAGGERO VENETO (e che potete leggere interamente cliccando qui). Sabato 19 agosto, proprio sullo stesso giornale si legge:

Stop della Provincia al cementificio della Bassa. L’Area ambiente di Palazzo Belgrado ha emesso parere negativo al progetto di realizzazione della Cementi Nord Est (Gruppo Grigolin) di Torviscosa. Dopo aver visionato lo Studio di impatto ambientale e i relativi elaborati progettuali, gli uffici hanno messo in evidenza le criticità del progetto sia dal punto di vista ambientale (la qualità dell’aria), sia tecnico (il sovracarico della viabilità). Il 30 agosto si riunirà la commissione Ambiente per esaminare il progetto. "La principale fonte di impatto ambientale dell’impianto - si legge nel documento - è costituita dalle polveri aerodisperse".



- Il DIFENSORE  CIVICO DELLA PROVINCIA DI FERRARA, nella relazione 2005 delle sue attività, parla dei presunti casi di inquinamento atmosferico ed ambientali attribuibili alla ditta Superbeton. Tale ditta fa parte del Gruppo Grigolin. Nella relazione (aggiornata al 16/5/2006) si legge: "
Situazioni e casi più rilevanti trattati dal Difensore Civico Provinciale Via Sammartina – inquinamento atmosferico ed ambientale – Ditta Superbeton. L’Ufficio di Difesa Civica continua ad interessarsi del problema dell’inquinamento atmosferico ed ambientale derivante dalla attività della ditta Superbeton S.p.a. Gli abitanti del luogo, in attesa di una soluzione definitiva che potrà avvenire con la delocalizzazione degli impianti promessa dalle Autorità Comunali e Provinciali segnalano il perdurare dei disagi arrecati dalla attività della Società, operante a ridosso delle abitazioni. Il problema più sentito è quello dell’abbattimento delle polveri, che entrano nelle abitazioni e nelle loro pertinenze, costringendo i residenti a vivere chiusi nelle case senza poter goder liberamente degli spazi aperti circostanti.La situazione di disagio è notevole ed è auspicabile una soluzione a breve, delocalizzando gli impianti, che porterebbe a rasserenare gli animi dopo un lungo periodo di grossi contrasti tra residenti e Società Superbeton".

- a Fontanafredda  (ne parla IL GAZZETTINO del 20 giugno 2006) la Superbeton S.p.a del Gruppo Gregolin ha fatto ricorso contro il Comune, accusato di  aver concesso indebitamente un certificato di agibilità a un'azienda concorrente.

- CORRIERE DELLE ALPI  e IL GAZZETTINO del 17 giugno 2000 riportano la notizia che i sindaci dei comuni di ALANO e QUERO, nel basso feltrino, hanno presentato presso la Provincia tutte le opposizioni dei cittadini e le delibere consiliari di ferma e netta opposizione contro le indagine di ricerca di sali magnesiaci e di marna di cemento promosse dal Gruppo Grigolin.
Anche se di per sè l'esecuzione delle indagini richieste, non arreca nessun danno al territorio e non ne pregiudica in alcun modo l'integrità, essa è vista dagli amministratori come atto propedeutico all'attività estrattiva, attività considerata inopportuna sotto tutti i punti di vista. Queste le più importanti argomentazioni di opposizione: 1) la zona su cui insisterebbero è troppo importante storicamente e paesaggisticamente per divenire sede di miniere a cielo; 2) i territori interessati presentano interessanti aspetti naturalistici, faunistici e agricoli con la presenza di pascoli regolarmente sfalciati, frutteti, vigneti, castagneti da frutto e boschi naturali; 3) la presenza in zona di abitazioni stabilmente occupate e l'esistenza di strade silvo pastorali realizzate quasi interamente a spese dei proprietari dei fondi rustici; 4) le attività estrattive potrebbero compromettere la portata delle sorgenti che forniscono l'acqua distribuita nei comuni limitrofi; 5) l'assetto viario dei due comuni è ritenuto assolutamente insufficiente per sopportare il traffico pesante. Su questo sito trovate la posizione dei sindaci e della Provincia, quella del Corpo delle Miniere e quella del Gruppo Grigolin. L'ing. De Biasio, del Gruppo Gregolin: "La politica del gruppo è quella di cercare il consenso delle amministrazioni, di avere la disponibilità dei terreni necessari e di cercare di tutelare e recuperare al massimo il territorio". Domanda: "Se arriverà la concessione come intendete procedere?" Risposta: "Con macchinari conformi alle normative europee sulla limitazione di inquinamento acustico, di emissioni di fumi ecc. procederemo alla coltivazione in trincea, o a imbuto canadese, e alla successiva e immediata risistemazione e rivegetazione della zona". Domanda: "E per quanto riguarda le strade?". Risposta: "Questo è un problema da studiare se e quando avremo le autorizzazioni". Cioè, ma questa è un mia interpretazione: prima ho l'autorizzazione, poi vi dico come risolvo i problemi!!!

- Le società Italasfalti Spa, Italghiaia Spa, Superbeton Spa e Ruzza Srl appartenenti al Gruppo Grigolin, in data 1 luglio 1999, sono state multate dall'Autorità Garante delle Concorrenza e del Mercato. Superbeton Spa in particolare è stata multata per 1.092,7 milioni di lire. Il provedimento è scaricabile su questo sito.

- Ho trovato un rapido cenno, molto interessante, sul Gruppo Grigolin in un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it). Lo pubblico interamente, sottolineando alcuni parti che ritengo molto significative:
"Ciao Beppe, verrò a vederti il 12 febbraio...Mi permetto di darti una piccola informazione a proposito di TV: oltre ai vari Benetton e alle ognipresenti rotonde, da queste parti spopola il fenomeno delle cave (non di marmo, per carità, ma di ghiaia) materia prima che viene usata da aziende o gruppi quali Grigolin, Mosole, Ghiaia di Colfosco ecc. Non ci sarebbe nulla di male nel tenere puliti e sicuri i letti di fiumi quali il piave prelevandone le masse detritiche ghiaiose, senonchè capita a volte (l'ho scoperto parlando con camionisti e ruspisti)che si scavi un pò troppo o un pò troppo in là, portando alla luce falde acquifere e bombe inesplose (il letto del piave ed i territori adiacenti sono ancora oggi portatori di tali residuati bellici)le quali vengono repentinamente ricoperte, un pò per paura di eventuali complicazioni, un pò per la sbrigatività e la non coscienza di chi ci lavora sopra. A parte questo, è interessante notare come il potere d'azione di queste aziende non si limiti solo alle cave ma giunga, mediante la loro forte disponibilità di denaro tradotta quindi in capacità di investimento, fino alle porte dei nostri municipi e della provincia. I comuni che dispongono di queste risorse naturali, infatti, sono molto spesso costretti a patteggiare o a "starsene buoni" con l'impero dei cavatori, pena la chiusura del cantiere, che comporterebbe la perdita degli introiti derivanti dalla concessione delle stesse. Non posso qui dilungarmi più di tanto ma ritengo che questo fenomeno si stia allargando un pò troppo, la cosa positiva è che almeno queste aziende danno lavoro a molte persone, basti pensare al traffico di mezzi pesanti sulle nostre strade! (...) A presto sara scarpel 21.01.06 10:24".
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mercoledì, 14 giugno 2006
E' scomparsa la pittrice di Lu, Esterina Peracchio


“RUSTICO PIEMONTESE”, cm. 66x56, olio, 1980.



Sabato scorso è mancata Esterina Peracchio (1917-2006). Per noi di Lu era la "signorina Peracchio". Ci teneva a questo "titolo" un po' civettuolo che contrastava con le sue rughe profonde, l'immancabile bastone a cui si appoggiava, i modi piuttosto decisi che le davano un'aria austera. Poi, non appena spuntava il sorriso incorniciato dai capelli bianchissimi, riusciva a sorprenderci con la sensibilità d'artista.
Negli occhi aveva sempre la sua Africa: i colori dell'Africa e le splendide donne africane. Quell'Africa che fu costretta a lasciare da giovane, quando la grande Storia ha incrociato la sua storia personale di dipendente pubblica del Regno d'Italia. Quell'Africa se l'è portata dentro, ha ispirato i suoi quadri che coprivano completamente le pareti della sua casa. Lei te li raccontava i suoi quadri, uno a uno.
Quando l'Associazione San Giacomo le dedicò una mostra, lei rimase tutto il giorno in piedi, sulle sue gambe malferme, raccontava i suoi quadri, la sua storia, la sua Africa e la campagna luese... verso sera era spossata, i lineamenti del suo volto erano più profondi del solito, eppure aveva un sorriso splendido, soddisfatto, che esprimeva il suo grazie.
Turbava quel suo perfezionismo che risultava maniacale, quella fretta di allestire la mostra, quell'essere sempre in anticipo agli appuntamenti per poi lamentarsi per eventuali ritardi... poteva apparire insopportabile atteggiamento di snob. Era invece il suo straripante entusiasmo. L'entusiasmo che la portava a chiedermi, ogni volta che mi vedeva per strada, "Ma questi giovani, riusciamo a coinvolgerli per il bene del paese? Solo i giovani possono cambiare questo paese. Noi siamo vecchi ormai". Lo stesso entusiasmo con cui aveva aderito all'Associazione Culturale San Giacomo, a cui ha donato alcune sue opere. Così l'ha ricordata Leo Rota, presidente dell'Associazione, sul al pais d'Lu di luglio 2006.
Lei non c'è più. Rimangono i suoi quadri, che sanno di Africa e di natura. E rimane il ricordo di una bella persona, un'artista che se n'è andata in silenzio, a casa sua, tra i suoi quadri che le ricordavano la sua Africa.


“RAGAZZA ITALO-SOMALA”,
cm. 59x69, pastello Rembrand, 1965.


Esterina Peracchio era artista conosciuta... più altrove che nel suo paese... capita spesso.
Ecco la scheda di presentazione di Esterina Peracchio pubblicata sul
Dizionario Enciclopedico Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea 2005/2006 - Casa Editrice Alba - Ferrara (Italy)
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martedì, 10 gennaio 2006
I QUADRI DI ESTERINA PERACCHIO

Potete vedere i quadri della pittrice luese Esterina Peracchio in questa pagina internet.

postato da: andreatrisoglio alle ore 13:23 | Permalink | commenti
categoria:personaggi
martedì, 10 gennaio 2006

CENTRO STUDI
SULLO   SVILUPPO   RURALE    DELLA COLLINA

 

Il Centro Studi   sullo Sviluppo Rurale della Collina nasce come iniziativa della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Torino. L’obiettivo: divenire un’agenzia per la promozione di studi e ricerche sul territorio collinare e pedemontano nella prospettiva dello sviluppo rurale. Un progetto, un laboratorio: il sistema collinare della Provincia di Asti come prototipo di modelli di sviluppo trasferibili alle aree collinari italiane ed europee.
Cliccando qui potete visitare il sito internet del Centro Studi sullo sviluppo rurale della collina

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categoria:sviluppo turistico
lunedì, 02 gennaio 2006
22 GENNAIO: SAN VALERIO E IL GRANO INVERNALE

San Valerio, patrono di Lu, si festeggia il 22 di gennaio.
Il culto di questo santo rappresenta l'unico elemento costante che accompagna la storia del paese. Eppure le origine del santo si perdono nel medioevo, in una tradizione orale incerta e fantasiosa... ma di grande fascino, come confermano le poche notizie certe sul santo patrono. San Valerio è stato oggetto di una tesi di laurea in antropologia svolta dal giovane luese Michele Fontefrancesco.

postato da: andreatrisoglio alle ore 15:56 | Permalink | commenti
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